La coltivazione ed il consumo di cereali risale ad epoche remote e, quasi con certezza, possiamo affermare che sono state tra le prime piante ad essere utilizzate in campo alimentare. Il grano tenero, coltivato sopratutto in Italia settentrionale, presenta chicchi tondeggianti, morbidi, opachi, friabili. Inoltre ha una buona estendibilità ed una tenacità medio bassa  ideali per ottenre le farine bianche (le “00”, “0”, “1”, “2” e la farina integrale) utilizzate per pane, pizza, dolci, altri alimenti lievitati e anche per la pasta fresca e quella all’uovo. Esso ha un alto indice glicemico e un livello di assorbimento di acqua minore, rispetto al grano duro, e per questo nelle ricette è presente in elevate quantità.

Andiamolo a scoprire più nel dettaglio

Il  grano tenero è una pianta della famiglia delle graminacee . Viene coltivata per i suoi frutti che sono alla base della nostra alimentazione.  La pianta ha un’altezza che varia dai 70 ai 100 cm in base alle varietà agarie della specie. Oltre che per l’altezza le varietà agrarie della pianta si differenziano per la forma del chicco, il suo contenuto in amido e in proteine e, infine, per il colore.

Per ottenere le farine, elencate in precedenza, è necessario che la pianta abbia raggiunto il giusto livello di maturazione per poter procedere alla mietitura e alla trebbia che tagliano il gambo del grano e selezionano le cariossidi, una delle parti produttive del grano. A questo punto il grano entra nel molino, dove dopo vari controlli e pulizie, viene macinato.

I BUONI HANNO IL VISO DI PANE, LE GUANCE DI MOLLICA E GLI OCCHI DORATI COME IL GRANO. SOLO NEL SORRISO SI VEDE UNA LINEA PIU’ SPESSA, COME UNA CROSTA INDURITA DALLE AVVERSITA’
FABRIZIO CARAMAGNA

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